Heart

I miei fratelli stendono la pasta in cucina

Amo cucinare da sempre. A 5 anni, quando passavo parte dell’estate in Toscana nella casa di campagna dei nonni, mi infilavo in cucina per imparare dalla cuoca, che invece mi cacciava regolarmente o mi faceva asciugare le posate perché mi riteneva troppo piccola (che rabbia!). Per anni ho osservato mia mamma cucinare e quando finiva di preparare l’impasto di un dolce scoppiava la battaglia coi miei fratelli su chi potesse leccare cosa, con ripartizione di frusta, tazzone e spatola del Kenwood.

Poi finalmente in prima media “la svolta”: il permesso di preparare le torte da sola! Invitavo la mia amica Fabiola a merenda e insieme assaggiavamo i miei esperimenti. Il nostro preferito era un dolcetto al cioccolato, che sformavo a metà cottura per affondare il cucchiaio nell’interno ancora mezzo crudo, caldo e cremoso… Col passare degli anni gli amici hanno continuato a essere le mie cavie preferite e alle superiori, quando andavo a casa di Carlo (il mio compagno di banco), invece di stare sui libri lo trascinavo in cucina per insegnargli a fare il semifreddo al caffè, un “pezzo forte” di mia zia Anna. Per non parlare dei pomeriggi di studio di gruppo a casa di Antonella, che finivano regolarmente con un approfondimento… sull’ananas alla crema pasticciera, mousse al cioccolato e torta di mele! Memore delle mie frustrazioni ho avvicinato presto mio figlio al buon cibo. Quando era ancora sul seggiolone giocavamo “alle spezie” con lui che si metteva le manine sugli occhi per riconoscerle dal profumo (ed era bravissimo!). Tanti bei ricordi che hanno come filo conduttore il cibo, che per me è pieno di fascino e di inesauribile curiosità, ma soprattutto messaggero di affetto, “Le plaisir d’offrir” come era scritto sull’etichetta di un barattolo di miele comprato tanti anni fa al mercatino di Saint-Remy…