L’Aquila Romana, com’era

Pubblicato in Ristoranti e Locali il: 20 agosto 2013

l'ingresso dell'Aquila Romana (©foto Strutturafine)

Come dice una mia cara amica che recensisce ristoranti su una guida che mi piace molto, per farsi veramente un’idea della cucina di uno chef bisogna tornare a provarla almeno tre volte.

L'Aquila Romana, ingresso alla sala (©foto Sandra Longinotti)

Bene, io ho perso il conto di quante volte sono stata all’Aquila Romana a Noceto perché ho iniziato ad andarci da bambina, quando il menu era sintetizzato chiaramente con una targa appesa sopra l’ingresso della cucina: “Qui si mangia quello che passa il… Convento”.

L'Aquila Romana (©foto Sandra Longinotti)

E quanto passava quel “convento” dava gran soddisfazione, anche se le portate erano un po’ tantine e ad ogni step si cambiava vino. Ricordo benissimo l’apparecchiatura ridondante di bicchieri e posate, l’ambiente caldo di legno e fresco di tovaglie candide, l’ottima cucina emiliana, l’abbinamento con i vini e soprattutto il fascino del “direttore d’orchestra” Giorgio Petrini, che con la sala sempre piena ti faceva sentire al centro di mille attenzioni.

cappelletti in brodo - Aquila Romana (©foto Sandra Longinotti)

Ti raccontava i piatti, ti raccontava i vini, ti affascinava mescendo e scaraffando, poi passava con una grossa ampolla dal lungo beccuccio ricurvo e versava un altro vino dall’alto facendolo scendere ad arco. Ed io ragazzina lo osservavo ammirata chiedendomi ogni volta se avrebbe centrato il bicchiere…

L'Aquila Romana (©foto Sandra Longinotti)

Come ultima magia si avvicinava al tavolo per preparare il dessert alla lampada, e incendiava l’ananas sotto ai nostri occhi… si chiudeva sempre soddisfatti con quel flambé.

Infine, da buon cerimoniere oltre che grande intenditore di vini, salutava con galanteria le signore regalando loro una rosa (e ricordo ancora quella volta che insistette per donarne una anche a mio fratello, reo d’essere astemio :D).

beata fra le sorelle Petrini: a sinistra Fiorenza, a destra Beatrice (©foto Strutturafine)

Per tanti anni l’Aquila Romana è stata una tappa golosa dei nostri trasferimenti estivi al mare, giusto a metà strada. Poi le mie vacanze sono state a lungo altrove e si era persa quella bella abitudine, fino a quando qualche anno fa a Cibus ho incontrato per caso Beatrice Petrini e suo marito Giuseppe De Michele che per i giorni della manifestazione si stavano occupando del ristorante dello stand dei Formaggi Svizzeri ed è ricominciata così la frequentazione dell’Aquila Romana. Ho conosciuto sua sorella Fiorenza e con la mia famiglia e i nostri amici abbiamo ricominciato a frequentare il locale che (con mia grande gioia) era rimasto come allora, solo non si mangiava più quello che passava il convento ma una cucina emiliana più attuale e alla carta, quella di Beatrice: Giorgio Petrini e sua moglie avevano passato il testimone alle figlie.

Fiorenza Petrini alla finestra del 19-28 Aquila Romana (©foto Sandra Longinotti)

Adesso l’Aquila Romana non è più dov’era e com’era. Beatrice, Fiorenza e Giuseppe, un solido trio di grande professionalità, calore e simpatia, si sono spostati nel locale più vecchio di Noceto che hanno ribattezzato 19-28 Aquila Romana perché ha una doppia personalità (naturalmente emiliana) espressa su due piani (vedete Fiorenza che ci saluta dal primo), un must per i nostri pit-stop e non solo. Curiosi? Ve ne parlo in questo post ;)

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©Foto mie e di Strutturafine

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  1. [...] siete arrivati qui dal post sull’Aquila Romana, in ogni caso siete approdati in un luogo [...]

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