C’era una volta il Plastic. Coda permanente e selezione inflessibile all’ingresso, punk music assordante, luci psichedeliche e sempre così pieno che spesso restava solo il pavimento per sedersi a bere qualcosa.

Andrea Marconetti, lo chef del Killer a Milano | ©foto Sandra Longinotti

Lo chiamavamo tutti Plastic ma il suo vero nome era Killer Plastic. Poi sette anni fa la discoteca si è trasferita, e quei locali sono rimasti vuoti.

Ti ricordi il mitico Plastic di Milano? Ecco, adesso è un ristorante. Ti racconto Killer, dove puoi bere un cocktail e condividere i piatti con gli amici. Condividi il Tweet

Adesso è rinato come Killer, un cocktail bar e ristorante dove a tavola il cibo è condiviso “come la musica che ascolti insieme quando vai a ballare” spiega lo chef Andrea Marconetti. I cocktail nascono al bancone silver che c’è all’ingresso, li prepara Riccardo Tesini ex bartender del Rita, e possiamo stare tranquilli.

Mondeghili e bollicine al Killer a Milano | foto Sandra Longinotti

Il Killer è una location particolare, ha un look algido eppure ci si sente bene, il personale è gentile e l’atmosfera pop neo industriale è divertente. Sui muri ali e scritte led da selfie perpetuo, bolle di sapone ipnotiche che riproducono Bubble, l’opera di Emanuele Saracino, mentre gli scatti Food Portraits di Remy Ponchet fasciano il bancone dove puoi sederti come al sushi bar, guardando i cuochi che cucinano a vista.

Se ti siedi al bancone del Killer dove cucinano i cuochi puoi curiosare come al sushi bar | ©foto Sandra Longinotti

Si sente nell’aria qualche traccia dell’anima Killer Plastic, mixata a dettagli di piastrelle bianche da metropolitana newyorkese che riportano a spezzoni di film rimasti nella memoria, ad arredi essenziali che non vogliono apparire per lasciare la scena a tubi d’acciaioluci viola e opere d’arte moderna ben dosate.

BIBI’s Ark alcune opere dell’artista francese Bibi esposte "nel pollaio" del Killer a Milano | ©foto Sandra Longinotti

Il tavolo sociale è nel “Pollaio”, la saletta più piccola che può diventare privé e prende il nome da alcune opere dell’artista francese Bibi, che trasforma taniche di plastica in animali da cortile transgenici. Un’installazione permanente, che nella chiacchierata con  Simone Marconetti, uno dei soci, è stata spunto per un invito: “ci piacerebbe avere degli artisti che espongano a rotazione nel nostro locale”. Bene, io ve l’ho detto.

E tranquilli che al Killer basta prenotare, la door selection appartiene al Plastic.

Dimenticavo: al Killer capita un fatto strano. Si diventa tutti Angeli!

Obbligatorio al Killer: il selfie con le ali. Fatto. | ©foto Marino Visigalli

©foto Sandra Longinotti e Marino Visigalli

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Killer dov’era il Plastic. Da disco a ristorante cocktail bar. A Milano.

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