Qualche secolo fa, quando ai pranzi si susseguivano tante portate, il modo più carino per dire agli ospiti che era giunto il momento di alzarsi da tavola pare fosse un bel piatto Trompe-l’oeil. L’ultimo infatti non conteneva cibo, ma una perfetta riproduzione di frutta o verdura in ceramica, attaccata al fondo.
A a quanto pare più che nostra sembra che questa fosse un’abitudine francese, dato che questi piattini si trovano più facilmente in Francia che in Italia, dove ne resta traccia solo a Venezia. Fonti certe non ne ho ancora trovate (qualcuno di voi ne ha?), queste sono supposizioni fatte dai proprietari di Este Ceramiche, che originano dal ritrovamento in fabbrica degli stampi originali del ‘700, gli stessi che continuano a utilizzare per fare questi bellissimi piattini, molto ambiti dai collezionisti, che realizzano con diverse tecniche: alcuni vengono fatti completamente a mano come i ravanelli e la zucca, altri a colaggio in uno stampino di gesso, come il mandarino.
Quando li ho visti esposti ad AgruMi, un evento molto garbato sul tema degli agrumi organizzato dal FAI a Villa Necchi Campiglio, mi sono piaciuti subito moltissimo, come l’idea di “servirli” a fine cena, ma si possono anche appendere a parete, utilizzare come soprammobile, come centrotavola… c’è anche chi fa scherzi agli ospiti, ad esempio col piattino trompe-l’oeil delle olive, aggiungendone altre vere. E con grande soddisfazione, perché pare ci caschino tutti: l’oliva in ceramica è più lucida, e attraente assai!
All’estero i collezionisti le trovano da Tiffany e Scully & Scully, in Italia le produce Este Ceramiche su ordinazione ma si possono trovare anche nello spaccio della fabbrica (gli orari sono: da lunedì a venerdì 8-12 14-18, al sabato su appuntamento).
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